L’illusione della città-vetrina: la rendita turistica e la progressiva erosione della cittadinanza

Nelle principali città storiche italiane, il tessuto urbano non è più il luogo della convergenza civica e sociale, ma uno spazio votato all’estrazione sistematica di valore. L’espansione incontrollata della ricettività extra-alberghiera e delle locazioni brevi ha trasformato la questione abitativa da criticità contingente a mutamento strutturale permanente. I centri urbani, svuotati della residenzialità ordinaria e del commercio di prossimità, subiscono una metamorfosi che li riduce a quinte scenografiche ad uso esclusivo del consumo temporaneo.

Questo slittamento ontologico della funzione urbana porta con sé un’evidente frattura generazionale e di classe. Studenti universitari, lavoratori a basso reddito e giovani professionisti si trovano respinti verso periferie sempre più sfilacciate e prive di servizi essenziali, mentre la rendita immobiliare si polarizza nelle mani di intermediari finanziari e grandi piattaforme digitali. Il diritto all’abitare, inteso come premessa per l’esercizio pieno dei diritti di cittadinanza, viene progressivamente subordinato alla logica della monetizzazione rapida del metro quadro.

Le risposte normative tentate finora, frammentarie e spesso circoscritte a regolamentazioni cosmetiche, mostrano una palese inadeguatezza nel governare la complessità del fenomeno. Senza una visione sistemica che contempli l’introduzione di tetti agli affitti brevi, la tutela del parco locativo residenziale a lungo termine e un piano organico di edilizia pubblica moderna, il rischio concreto è quello di consegnare il paesaggio urbano a una desertificazione umana irreversibile, dove la città perde la propria anima comunitaria per farsi mero parco a tema.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto